Martedì 24 Aprile un comitato di cittadini francesi, battezzato “Si j’avais su” (Se avessi saputo), ha presentato un ricorso al Consiglio Costituzionale chiedendo l’annullamento del primo turno delle presidenziali. Il motivo addotto: i sondaggi pre-elettorali avevano dato come pressoché certo un ballottaggio Chirac-Jospin, facendo disertare le urne. L’intenzione del comitato sembra essere soprattutto quella di suscitare un dibattito sul legame tra il voto e il sondaggio. In effetti, che cosa si fa esattamente quando si vota? Gli individui nei paesi democratici vanno al voto in modi di volta in volta diversi a seconda degli ordinamenti legislativi per svariati tipi di elezione; il denominatore comune è una semplice azione che ha il carattere dell’irreversibilità e, soprattutto, comporta delle conseguenze che sfuggono al controllo degli elettori. Questo punto è delicato per via delle sue implicazioni epistemologiche.
Non si sa esattamente che cosa sia il processo che si attua quando si vota. Non esiste nemmeno un’autorità scientifica o legale cui deferire questa conoscenza (come invece deferiamo a varie autorità la conoscenza dei principi e il controllo, diciamo, del galleggiamento delle navi). Ci sono svariate teorie normative e descrittive dei processi di voto, ma nessun consenso emerge. La situazione è strana nel senso che il voto è l’elemento fondamentale che sta alla base degli ordinamenti democratici; i cittadini sono pertanto chiamati a usare uno strumento su cui c’è la più grande opacità teorica; e, qualora vi sia qualche conoscenza, questa non sembra trapassare direttamente nel senso comune e quindi non crea dei “votanti informati”. Sappiamo che i voti esprimono preferenze individuali che non possono venir facilmente aggregate in un sistema di preferenze che rispecchierebbe una volontà della maggioranza (come indica il paradosso di Condorcet: le preferenze aggregate si rivelano non transitive, per cui la maggioranza può preferire il cioccolato al torrone e il torrone al bignè, ma può tuttavia capitare che solo una minoranza preferisca il cioccolato al bignè). In parte in conseguenza di ciò, il modo in cui i voti determinano il risultato dell’elezione dipende anche dal modo in cui li si conta e li si aggrega. Il maggioritario con premio di maggioranza crea distribuzioni parlamentari che sarebbero state diverse in un proporzionale secco, a voti eguali.
La conoscenza precisa dei meccanismi di voto e delle loro conseguenze è necessaria per poter espletare correttamente questo diritto? Si noti che (4) gli elementi complessi o paradossali del voto non sono necessariamente arcani. Si ha l’intuizione che il proprio voto, annegato nella massa dei voti, non conti. Il paradosso del voto mostra che solo in una situazione di equilibrio preciso il voto singolo ha un peso. Questa intuizione non è comunque forte a sufficienza da impedire a una larga parte dell’elettorato di andare alle urne: secondo alcuni autori, gli elettori voterebbero comunque in quanto considerano la propria decisione come “sintomatica” di un andamento generale.
Il voto ha quindi un rapporto complesso con la conoscenza: da un lato “informa”, dall’altro non richiede un votante informato. La “sorpresa” mostrata da parte dell’elettorato francese dopo il primo turno delle presidenziali sembra indicare non si è ancora acquisita consapevolezza del fatto che nonostante il voto contenga un’informazione, non è solo una risposta a un sondaggio ma un atto con precise conseguenze: in particolare, che in un sistema maggioritario l’uso “sondaggistico” del voto, per “esprimere” un proprio parere, contrasta con la necessità dell’aggregazione per ottenere una maggioranza (da cui alcuni “pentimenti” esprimibili soltanto in forma ipotetica: se l’avessi saputo, avrei votato altrimenti). L’uso “sondaggistico” del voto si confà meglio al sistema proporzionale. Nel maggioritario a doppio turno (per inviare un’“informazione” a uno dei candidati che si penalizza al primo turno per poi votare al secondo) può funzionare solo se accompagnato da una scommessa (che si spera vincente, ma che può rivelarsi arrischiata) su come voterebbe una parte consistente dell’elettorato. Il comitato “Se avessi saputo” si preoccupa del fatto che il sondaggio sembra condizionare il voto: ma un problema più profondo è che l’elettorato rischia di trattare il voto come un sondaggio.