Secondo uno studio degli ergonomi cognitivi Stefana Broadbent e Francesco Cara il tasto più usato in un browser da chi naviga in internet è BACK (“indietro”). Come è noto non ci si devono aspettare grandi risultati dall’uso di “indietro”. Se per esempio si ritorna a una pagina che conteneva un motore di ricerca, tipicamente si perdono i passaggi della ricerca compiuta a partire da quella pagina. Il fatto è che il browser riorganizza le visite in maniera non lineare, ma arborescente. Questa scelta riflette in parte la struttura stessa del web, che si ramifica costantemente. Consci del problema, e desiderosi di innovare, alcuni motori di ricerca propongono al navigatore non una lista dei risultati della ricerca ma una loro rappresentazione come mappa. Il risultato non è incoraggiante, e voglio soffermarmi a suggerire una possible ragione della delusione, che è poi una ragione per guardare con sospetto le “innovazioni” nel design che si basano su dati psicologici poco robusti quando non usano teorie puramente fantastiche (come quella di un “pensiero arborescente”). Per spiegarmi voglio aumentare il numero degli esempi. Dopo anni di visite ai musei di mezzo pianeta posso asserire che ci sono solo due modi di esporre le opere d’arte: ci sono i musei lineari e tutti gli altri. In un museo lineare uno entra da una parte ed esce dall’altra dopo esser passato dinanzi a tutte le opere esposte (un po’ come negli autogrill); in un museo non lineare si offrono delle alternative di percorso, delle possibilità arborescenti di visita, si può passare da un piano all’altro in più punti. Ci sono anche due tipi di aeroporti, del tutto analoghi ai musei: quelli in cui i gate di imbarco vengono raggiunti uno dopo l’altro in ordine, e per cui basta mettersi in moto e contare per sapere che si arriva al proprio volo, e quelli che propongono gate raggruppati che obbligano il viaggiatore a fare continuamente attenzione a imboccare il percorso giusto a un bivio. Sto naturalmente suggerendo che il museo e l’aeroporto lineare sono cognitivamente migliori dei loro cugini non lineari, anche se possono essere fisicamente più lunghi da percorrere. In un museo non lineare il visitatore è costretto a costruire una carta mentale dei luoghi visitati per essere sicuro di non ripassare due volte dallo stesso luogo e soprattutto per essere sicuro di non essersi perso un luogo non visitato. In un aeroporto non lineare il viaggiatore è costretto a continue scelte che generano ansia e preoccupazione soprattutto nelle tipiche condizioni di tempo limitato prima dell’imbarco.
Uniamo queste osservazioni aneddotiche a un risultato recente delle scienze cognitive. Dana Ballard ha mostrato con un brillante esperimento che quando un soggetto deve copiare una certa configurazione di blocchi (per esempio, due piramidi sopra a tre cubi accanto a una sfera e davanti a un parallelepipedo) usando dei blocchi presi alla rinfusa, preferirà far andare lo sguardo avanti e indietro dal modello da copiare ai blocchi alla rinfusa al modello finale piuttosto che memorizzare (cosa del tutto possibile, pensate a come la descrizione che ho dato produca in voi l’immagine corrispondente) il modello e riprodurlo senza più guardarlo. Pare che il cervello trovi meno costoso utilizzare e consultare – quando può – il mondo al di fuori del cervello che costruire una rappresentazione interna del mondo. In pratica, usiamo il mondo come memoria esterna quando ci fa comodo, trascurando e quindi risparmiando le risorse della memoria interna.
Si usa il mondo come memoria esterna, ma se non tutto quello che dobbiamo memorizzare è visibile si può almeno richiedere che abbia un’organizzazione semplice. Questa è la ragione del nostro ricorso intuitivo al tasto “indietro”, e del senso di agio che proviamo di fronte alla struttura lineare di certi musei e aeroporti. Nei limiti del possibile, si dovrebbe evitare di sovraccaricare il cervello (che sta già facendo altro: navigando, visitando, cercando un imbarco) con la richiesta di costruire una carta mentale dei luoghi visitati, e gli oggetti lineari sono di grandissimo aiuto.
Forse questa preferenza per un mondo organizzato linearmente spiega il relativo insuccesso di molti siti web e progetti multimediali, che moltiplicano i rami per li quali far scendere l’utilizzatore, salvo poi aggiungere le cosiddette “funzionalità di ricerca”, tra cui le “mappe del sito”, i “network di rimandi ipertestuali”, a volte addirittura rappresentazioni tridimensionali, che dovrebbero permettere di ritrovare le informazioni desiderate. Il difetto di queste “funzionalità” è semplice: si deve sapere che esistono e si deve imparare ad usarle. Per un motivo analogo il buon vecchio libro ha un vantaggio straordinario (oltre a quelli di solito decantati) sui suoi concorrenti moderni. La struttura del libro è completamente lineare. Quando lo si legge si sa (senza che nessuno ce lo debba spiegare) che basta ripercorrere il libro dall’inizio o all’indietro (ancora il tasto “indietro”!) per ritrovare un’informazione che vi si era letta. Il processo può essere scomodo e lungo, naturalmente, ma non è questo il punto. Il punto è che quando leggo il libro non ho bisogno di costruire una mappa del libro, non devo preoccuparmi di “navigarlo”, e quindi lo leggo con agio. Questa mappa che non devo costruire è il libro stesso, un filo d’Arianna che esiste anche senza che la mente debba porvi caso.