Allarme, la sokalizzazione incombe

May 1st, 2005 § 0 comments § permalink

Il verbo ‘sokalizzare’ viene usato informalmente da un po’ di tempo sulla rete. Si sokalizza una rivista o un congresso. L’origine del verbo risale alla beffa di Alan Sokal; come ha ricordato Armando Massarenti sul Sole del 24 aprile 2005, Sokal, scritto un articolo pieno di controsensi, l’aveva sottoposto a Social Texts, una rivista di cultural studies che, senza fare una piega, l’aveva pubblicato nel 1996 (“Transgressing the Boundaries: Toward a Transformative Hermeneutics of Quantum Gravity”). Sokal è un fisico americano di sinistra, animato dalla missione ideologica di riportare la sinistra americana sulla via di una migliore comunicazione con la scienza; una missione che si potrebbe esportare in vari continenti, dove la sinistra per una qualche curiosità della storia è sempre più distante dagli ideali illuministici da cui è nata e sempre più pronta ad abbracciare varie forme di irrazionalismo antiscientista se non di misticismo. Ma che cosa vuol dire ‘sokalizzare’?

Le riviste e i congressi importanti dovrebbero avere come criterio principe per la selezione dei contributi la qualità dei contributi stessi. Tipicamente questa viene giudicata dai “pari”, che mettendo a repentaglio la propria reputazione valutano il lavoro dei colleghi, in un processo che è potenzialmente virtuoso (anche se non perfetto, dato che in diversi snodi possono far capolino i conflitti di interesse, tanto meno evitabili quanto più piccola è la comunità dei pari). Ma, si sa, la legge della domanda e dell’offerta è impietosa, e in un mondo dove pubblicare è il primo motore di una carriera, la domanda rischia di sopravanzare l’offerta e questo sollecita l’entrata in scena di attori men che virtuosi, tipicamente editori a pagamento a conto d’autore, organizzatori di congressi balneari a costi di iscrizione elevati, direttori di riviste un po’ troppo ecumeniche. E naturalmente, se quello che conta è pubblicare e far pubblicare, non vale la pena di soffermarsi su un dettaglio come la qualità del contributo.

Ora, ci sono alcuni criteri molto semplici per verificare la qualità di una rivista o una serie editoriale. Per esempio in una buona rivista o collana dovrebbe capitare raramente che i curatori siano anche autori degli articoli (i controllati non dovrebbero normalmente coincidere con i controllori). Per chi preferisce metodi più invasivi di verifica, la sokalizzazione mette a nudo la mancanza o la scorretta applicazione di procedure per valutare la qualità. L’idea è elementare: si manda un articolo chiaramente pasticcione ma formattato con tutti i crismi stilistici, e si sta a vedere quale sarà la reazione della redazione. Achille Varzi mi segnala che un gruppo di studenti di MIT, Jeremy Stribling, Max Krohn e Dan Aguayo ha addirittura creato un piccolo software, SCIgen, che genera automaticamente degli articoli senza senso che appaiono del tutto rispettabili (l’idea ha un illustre precedente nell’Anti-Spengler di Musil, un sistema molto semplice per generare in modo automatico delle frasi senza senso che poi si ritrovano con facilità nel Tramonto dell’Occidente). Senza esitare gli studenti hanno mandato il paper generato in questo modo a un congresso molto famoso, WMSCI 2005, il “Multi-Congresso Mondiale di Sistemica, Cibernetica e Informatica” (il cui titolo e la cui descrizione sembrano a loro volta generate da SCIgen). La direzione del congresso ha accettato il paper, dicendo che non era stato sottoposto a lettura, e in seguito – svelato lo scherzo – non ha permesso ai tre studenti di presentarsi a leggerlo, invocando la loro mala fede.

Non ho resistito a far lavorare SCIgen che ha prodotto una mezza dozzina di articoli, tra cui scelgo: “Una metodologia per perfezionare i convertitori digitale/analogico”, in cui presento “uno strumento a bassa energia per emulare il buffer collaterale”. Mi piacerebbe che SCIgen pescasse da un database più filosofico per andare poi a vedere quanti dei testi che ha generato si trovano già negli scaffali delle biblioteche che frequento; in questo caso potremmo parlare di una sokalizzazione retroattiva.

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