All’antievoluzionista fate la prova dell’antibiotico

October 16th, 2005 § 0 comments § permalink

Non accade nella fondamentalista America, ma nella laica Italia: le pagine culturali o ‘scientifiche’ di importanti quotidiani, nonché alcuni recenti cicli di conferenze, hanno suggerito che vi sia un ‘dibattito’ in corso tra evoluzionisti e oppositori all’evoluzionismo. Ma c’è davvero un tale dibattito? Nessuno lo pensa veramente, e correttamente gli organizzatori del Festival della Scienza di Genova non hanno dato spazio ad una legittimazione che sembra più un fatto mediatico passeggero che altro. Per entrare nel merito: l’argomento antievoluzionista ha più o meno la forma seguente: la teoria di Darwin (una delle sue versioni contemporanee) non è consensuale (vero), quindi, bum, non è corretta! Flagrante non sequitur; tutte le teorie scientifiche sono aperte a critiche e revisioni continue, e per l’appunto la differenza tra darwinismo e antidarwinismo è che il primo è una teoria proprio in quanto è formulato in modo tale da rendere possibili delle critiche, mentre il secondo semplicemente non è una teoria. Comunque, dato che il tema di un ‘dibattito’ rischia di estendersi e di coinvolgere istituzioni nobilissime come le Commissioni del Ministero dell’Istruzione e i Collegi dei Docenti negli Istituti Superiori, ma anche forme di comunicazione più popolari come i talk-show, voglio offrire un semplice vademecum a chi si trova suo malgrado costretto a fronteggiare un anti-evoluzionista.

Il vademecum consiste di una sola rubrica: una richiesta di assunzione di responsabilità. Per farla funzionare, una breve digressione sugli antibiotici. Avrete notato che il vostro medico non vi prescrive l’assunzione di una dose, ma sempre di un ciclo di antibiotici, che dura all’incirca una settimana. Perché? L’assunzione di antibiotici uccide i batteri, o crea una stasi nello sviluppo dei batteri (ne limita l’attività, impedisce loro di riprodursi; gli anticorpi fanno poi il resto). Ora, una dose non rende innocui tutti i batteri verso cui l’antibiotico è specifico; ne resta una percentuale, che può variare; diciamo che resta attivo il dieci per cento. Questo significa che dopo una dose, resta attivo il dieci per cento, per l’appunto; dopo due dosi, resta attivo un decimo di questo dieci per cento, ovvero l’uno per cento; dopo tre dosi, l’uno per mille, e via dicendo; dopo sei dosi resta attivo un batterio su un milione. Ora, non ci si può accontentare di tre dosi perché la popolazione dei batteri che resta attiva ha due proprietà interessanti: è sufficiente a ricostruire un esercito di batteri, e soprattutto è composta prevalentemente da dei batteri che sono più resistenti di quelli eliminati (ovviamente). Questi batteri più resistenti sono il risultato di piccole modificazioni genetiche casuali; le popolazioni in gioco sono enormi, e tali modificazioni sono relativamente frequenti. L’antibiotico, preso in sottodosaggio, non fa altro che rendere innocui i batteri deboli e lasciar vivere i forti. Per scongiurare questa evoluzione dei batteri per selezione naturale bisogna andare avanti con l’antibiotico finché i forti sono portati sotto una soglia critica; per quanto pugnaci, pochi guerrieri non fanno danni.

Tutta questa storia – che un medico dovrebbe di norma raccontare ai propri pazienti, e a mio parere dovrebbe far parte del consenso informato – non è altro che un riassunto a portata di mano della teoria di Darwin; una versione che riguarda non la scimmia e l’anima, ma la vita di tutti i giorni di milioni di persone. Se prendete degli antibiotici seguendo il ciclo completo, state di fatto accettando la teoria darwininana dell’evoluzione per selezione naturale. Quindi, chiedete al vostro oppositore antidarwiniano di essere coerente, e ditegli: “Se non accetti la teoria dell’evoluzione per selezione naturale, consiglia a tutti di non fare cicli completi di antibiotici, e non farne tu stesso. Ma consiglialo veramente, in pubblico, per iscritto, davanti a un notaio, davanti alle telecamere, fallo mettere a verbale; senza di che, non penso che tu creda veramente a quello che stai dicendo, e il ‘dibattito’ non può nemmeno incominciare.”

Juke_Bots, il robot dj, è un’esplorazione delle modalità con cui i robot potranno entrare nella nostra vita e intrecciare le loro attività alle nostre. Due braccia robotiche simulano quelle di un dee Jay che mette e toglie dischi ed è in grado di selezionarli, sollevarli e farli girare su entrambi i lati, “scratchare”, aumentare la velocità o diminuirla rispondendo alle reazioni del pubblico (nello Spazio Telecom). {che c’entra?}

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