Una coscienza rabberciata

May 22nd, 2008 § 0 comments § permalink

Gary Marcus, Kluge: The Haphazard Construction of the Human Mind. Houghton Mifflin, 2008, 211 pp. 24 USD

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Non so bene come tradurre al meglio ‘kluge’, (o ‘kludge’, secondo un’altra grafia), slang americano di origine informatica che indica ‘una soluzione goffa o poco elegante di un problema”. “Rabbercio” probabilmente vi si avvicina più di altre parole, anche se forse non fa bella figura su una copertina. Ma tant’è, il punto dei rabberci non è quello di impressionarci per la loro eleganza. La tesi di Marcus, psicologo della New York University, è che è giunto il momento di riconcettualizzare seriamente la mente umana come una serie di rabberci, tracce lasciate dalla storia durante l’evoluzione. Se non siete d’accordo, probabilmente fate parte di una delle tre categorie seguenti: siete degli economisti che cercano ostinatamente di vedere negli umani degli implacabili massimizzatori di utilità, o dei neocreazionisti che non possono accettare l’idea che il cosiddetto ‘progetto’ non sia poi tanto intelligente, o degli evoluzionisti estremi che pensano di poter giustificare ogni tratto come adattivo. Ma rassegnamoci all’evidenza. Un esempio: la retina ha i recettori fotosensibili rivolti verso l’interno e non verso l’esterno, e quindi i collegamenti con il nervo ottico devono passare ‘davanti’ e filtrare la luce, come se una fotocamera avesse i cavi davanti all’obiettivo (e il risultato è la macchia cieca, cui il cervello rimedia a posteriori con un software che la cancella riempendola di un colore che approssima quello rilevato intorno ad essa). Solo un ingegnere ubriaco avrebbe potuto progettare un occhio così.

La lista dei rabberci è lunghissima. Il rabbercio che tiene insieme la memoria umana è il centro cui (purtroppo) fanno riferimento molti altri. Sarebbe molto comodo avere una memoria che assegni a ogni ricordo un indirizzo e ci permetta poi di recuperare i ricordi andando a vedere il loro indirizzo (come fa il mio PC, che non sbaglia mai). Invece la nostra memoria è organizzata per tratti salienti, con il risultato che quando lanciamo la ricerca di un ricordo devono rispondere tutti subito all’appello, e si fanno trovare solo quelli che per una ragione o per l’altra sono più “caldi” (più recenti, meno sovrapposti ad altri, più stimolati dal contesto). Se non vi ricordate dove avete messo le chiavi dell’auto è perché mille altri ricordi in cui le mettete al posto giusto nel cassetto si fanno avanti e interferiscono con il ricordo utile di ieri mattina, e non a caso i piloti di aerei non si affidano alla memoria, ma alla checklist, per tutte le operazioni preliminari (proprio perché le hanno fatte cento volte, rischiano di ricordare falsamente di averle fatte oggi). Velocità e sensibilità al contesto hanno probabilmente aiutato i nostri antenati a rispondere a mille emergenze e conferito loro un vantaggio evolutivo; ma da un lato non sono adatte a una vita che richiede ponderazione nelle scelte, e d’altro lato sono facilmente manipolabili. Altri rabberci si manifestano in tutti i comportamenti in cui manifestiamo un’intelligenza nettamente inferiore alle norme razionali: siamo afflitti dalla ricerca di elementi che confermano i nostri pregiudizi, da un autocontrollo inadeguato, dalla sensibilità delle nostre risposte al modo in cui vengono formulate le domande, dall’illusione di tenere sotto controllo eventi casuali, e da particolari idiosincrasie, come un linguaggio impreciso e ambiguo e l’estrema vulnerabilità a vari tipi di disordine psichico. La mente non funziona bene perché non è stata progettata per funzionare bene, e anzi non è stata progettata affatto: è una congerie di rabberci a problemi specifici, che una volta ‘scoperti’ dall’evoluzione hanno di fatto impedito di scoprire soluzioni più eleganti.

Marcus scrive con grande agilità e ha il merito di aver proposto un quadro unitario in cui inserire le diverse limitazioni della mente. Il libro lascia un po’ il tempo che trova nella breve pars construens, e questo in fin dei conti non lo distingue da una pletora di libri recenti sui limiti della razionalità, limitandosi a segnalarci delle tecniche per ragionare meglio che sembrano richiedere, a noi tutti rabberciati, più di quanto non possiamo umanamente dare.

La straordinaria varietà dei costi dell’acqua / variance in water pricing

May 5th, 2008 § 0 comments § permalink

Ci sono economisti che pensano all’acqua come all’oro nero del ventunesimo secolo. Le sempre maggiori concentrazioni di servizi legati all’acqua – dalla produzione alla distribuzione – fanno pensare che i monopoli sono dietro l’angolo. Un indice di questa situazione è la grande variabilità dei costi dell’acqua. Vi propongo due rilevamenti effettuati nell’ultimo mese: al bar dell’aeroporto Charles de Gaulle di Parigi e in un distributore automatico presente nella sede delle Terese dell’Università IUAV di Venezia. La stessa quantità d’acqua (50cl) può costare da 0.40 euro a 3.15 euro. Dando per scontato che sempre di acqua si tratta… l’acqua dell’aeroporto può costare fino a quasi OTTO volte di più.

Water prices in Paris, April 2008
Water prices in Venice, April 2008 (foto di Alessandra Landi)

Two examples indicating the huge variance in water pricing: data taken at CDG airport in Paris, terminal F, and at Venice IUAV University, in April-May 2008.
The same quantity of water (50cl) can cost anything between 0.40 Euros and 3.15 Euros. I assume that the quality of the water sold does not vary that much – water is water, after all; so water sold at the airport can cost almost eight times as much as water sold in a university. Distribution costs are somewhat balanced (it is complicated to deliver anything in Venice, possibly more difficult than to a major international airport).

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