Reframe it

December 22nd, 2008 § 0 comments § permalink

Boccaccio ha scritto delle note in margine alla sua copia dell’Etica Nicomachea di Aristotele (nell’esemplare all’Ambrosiana di Milano). Noi tutti annotiamo i testi che leggiamo, e addirittura molti articoli di ricerca portano come titolo “Note in margine a…”, “Una nota su…”, dove i puntini sono sostituiti dal titolo di un’altra pubblicazione. Ma per annotare una pagina web? La stampiamo e ci passiamo sopra a penna.

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Non basta e non rende giustizia alle potenzialità del web. Una cosa che si vorrebbe fare quando si naviga sulla rete è prendere degli appunti che restino in qualche modo appiccicati alle pagine visitate. Mettere dei segnalibri è un primo passo, ma non ci porta molto lontano. Bisogna ricordarsi di quello che c’è nel menù segnalibri, e poi non si è ancora annotata la pagina, che per l’appunto viene stampata. Una annotatore di pagine dovrebbe idealmente farci vedere le nostre note ogni volta che apriamo la pagina – esattamente come facevamo ai tempi del buon vecchio libro. Reframeit.com è un sistema che propone una soluzione. Bisogna iscriversi al servizio, scaricare un programma che crea una barra verticale nel browser, e poi si può annotare selezionando un elemento della pagina e scrivendo nello spazio di reframeit. I commenti possono essere privati (solo l’utilizzatore, o un gruppo di utilizzatori, li ritrova aprendo la pagina) oppure pubblici (tutti gli utilizzatori possono vederli).

Annotare per scopi privati una pagina web è già di per sé buona cosa, ma Reframeit crea una rete sociale di commentatori. (A differenza da quanto osservato da questo autore riguardo all’inquietante Facebook, la privacy policy è di buon livello e incoraggiante.) Questo è certamente un cambiamento di prospettiva rispetto al commento scritto in margine al libro. Il commento è utile a me ma inaccessibile agli altri nella mia biblioteca privata; accessibile ma vandalistico nelle biblioteche pubbliche, e comunque non indicizzabile. Ma c’è un cambiamento importante anche rispetto al sistema di commenti che si inseguono sui forum o nei blog – che o fanno della pagina qualcosa d’altro da quello che è, o non sono direttamente legati a una pagina, anche se tramite link e un motore di ricerca si possono ricostruire a posteriori le trame del commento. Le potenzialità sono immense: un buon commentatore potrebbe ottenere uno status tale da far sì che si desideri seguire i suoi commenti in giro per la rete. La qualità dei commenti potrebbe venir utilizzata per valutare una pagina. I commenti possono accumularsi su una pagina (senza invaderla) ed essere di aiuto al suo autore. In definitiva il commento viene riportato nel luogo, la pagina, cui appartiene per natura, in cui è utile leggerlo, e al cui destino contribuisce. L’essenza della trasmissione del sapere è nel commento, che mostra che cosa viene digerito, che cosa deve restare, e che cosa è lecito sfrondare. Naturalmente, l’uso pubblico del commento rende lo strumento interessante anche se potenzialmente a doppio taglio. Come sempre in casi simili, distinguere contributi interessanti da contributi banali o distraenti può non essere facile, come mostra lo spam nelle e-mail e nei blog; certo l’iscrizione a una rete sociale permette di ostracizzare chi produce interventi desiderati, e questo a sua volta crea interessanti problemi filosofici.

In fin dei conti: pagine web, forum e blog erano concepiti sul modello delle vetrine, vagamente reminiscenti dello schermo televisivo. Le annotazioni fanno di ogni pagina una piazza (o un’Agorà se preferite).

Il tipo di “servizio” al lettore offerto da Reframeit costituisce un esempio delle potenzialità del Web 2.0 nell’organizzazione delle interazioni in vari ambiti del discorso pubblico, ma in particolare in quello scientifico e politico. Lo studio di “servizi” simili è un settore caldo nello sviluppo del Web sociale – per esempio, il consorzio LiquidPublications di cui fa parte l’istituto dello scrivente lavora a un progetto di “liquefazione” dei contenuti scientifici che ripensi da cima a fondo il processo di produzione, diffusione e valutazione della conoscenza quando tutte le componenti del processo sono idealmente disponibili in rete, anche quelle che sinora facevano parte di una sfera privata. L’idea di fondo è che la rete fa semplicemente esplodere la componente sociale nella costruzione del sapere; una componente che era già presente, ma non veniva rivelata dal modo in cui il sapere è reso pubblico.

Vedo giallo

December 13th, 2008 § 0 comments § permalink

Non c’è niente di meglio, per chi ama le teorie del complotto, di trovarne una che è vera! Se usate una stampate laser a colori e vi capita di scrivere lettere anonime, potreste esser interessati all’esperimento seguente. Anzitutto procuratevi una lente e una piccola torcia elettrica a luce azzurra di quelle a LED che si usano per leggere a letto senza dar fastidio al proprio partner. Stampate una pagina senza o con poco testo, spegnete la luce e puntate la torcia sul foglio che è uscito dalla stampante. Se scovate dei puntini gialli qua e là dispersi per il foglio, ebbene sì, siete spiati. O quasi: diciamo che siete spiabili. I puntini sono un codice che il produttore usa per identificare la stampante. Ogni stampante produce un diverso ventaglio di puntini. Chi possiede il codice può risalire alla stampante. Se l’avete registrata online, siete già noti al produttore. Ma chi volesse identificarvi potrebbe risalire a voi grazie a molte altre tracce, per esempio quelle che avete lasciato acquistando la stampante in un grande magazzino con la vostra carta di credito.

La storia dei puntini gialli è stata raccontata da varie ONG, tra cui la Electronic Frontier Foundation che ha anche “craccato” il codice a punti della Xerox, e da un gruppo di attivisti del MediaLab all’MIT. Il Governo americano avrebbe convinto alcuni produttori di stampanti a introdurre nei loro modelli dei sistemi discreti di tracciabilità dei documenti. Lo scopo dichiarato dei puntini sarebbe quello di risalire agli autori di contraffazioni, ma ovviamente le ragioni per cui si vorrebbe poter rintracciare gli autori di fogli stampati sono più ampie e travalicano rapidamente nella sfera della politica e del controllo sociale.

Ci sono in effetti due punti critici dell’operazione dei puntini gialli. Da un lato, esistono molte comunicazioni  (memoranda collettivi, lettere in cui si fan presenti disservizi) il cui anonimato va rispettato perché ne garantisce l’efficacia o perché è semplicemente essenziale, per esempio in paesi in cui vigono regole repressive della libertà d’opinione. D’altro lato la segretezza del tracciamento, il fatto che venga eseguito a vostra insaputa, lo rende particolarmente disdicevole. Il desiderio di lasciare tracce identificabili può esser del tutto condivisibile in alcuni casi; ma quantomeno si deve sapere se le si sta lasciando o meno.

La questione dell’eventuale vuoto legislativo in materia è stata sollevata da Satu Hassi, europarlamentare verde, in sede di Parlamento Europeo (E5724/2007). L’eurocommissario Frattini ha risposto all’interrogazione indicando che non sono note alla Commissione leggi che regolino l’uso di codici identificativi; sulle questioni di principio la sua posizione non potrebbe essere più chiara:

Nella misura in cui degli individui potrebbero essere identificati per mezzo di materiale stampato o copiato utilizzando determinati equipaggiamenti, questo trattamento può dar luogo alla violazione di diritti umani fondamentali, in particolare il diritto alla privacy e alla vita privata. Può anche infrangere il diritto alla protezione dei dati personali.

Chi non volesse ritagliare lettere dai titoli dei giornali per le proprie missive anonime, può in alcuni casi richiedere ai produttori un codice per disabilitare i puntini gialli. Più semplicemente, può per il momento stampare in bianco e nero, o usare una stampante a getto d’inchiostro.

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