Boccaccio ha scritto delle note in margine alla sua copia dell’Etica Nicomachea di Aristotele (nell’esemplare all’Ambrosiana di Milano). Noi tutti annotiamo i testi che leggiamo, e addirittura molti articoli di ricerca portano come titolo “Note in margine a…”, “Una nota su…”, dove i puntini sono sostituiti dal titolo di un’altra pubblicazione. Ma per annotare una pagina web? La stampiamo e ci passiamo sopra a penna.

Non basta e non rende giustizia alle potenzialità del web. Una cosa che si vorrebbe fare quando si naviga sulla rete è prendere degli appunti che restino in qualche modo appiccicati alle pagine visitate. Mettere dei segnalibri è un primo passo, ma non ci porta molto lontano. Bisogna ricordarsi di quello che c’è nel menù segnalibri, e poi non si è ancora annotata la pagina, che per l’appunto viene stampata. Una annotatore di pagine dovrebbe idealmente farci vedere le nostre note ogni volta che apriamo la pagina – esattamente come facevamo ai tempi del buon vecchio libro. Reframeit.com è un sistema che propone una soluzione. Bisogna iscriversi al servizio, scaricare un programma che crea una barra verticale nel browser, e poi si può annotare selezionando un elemento della pagina e scrivendo nello spazio di reframeit. I commenti possono essere privati (solo l’utilizzatore, o un gruppo di utilizzatori, li ritrova aprendo la pagina) oppure pubblici (tutti gli utilizzatori possono vederli).
Annotare per scopi privati una pagina web è già di per sé buona cosa, ma Reframeit crea una rete sociale di commentatori. (A differenza da quanto osservato da questo autore riguardo all’inquietante Facebook, la privacy policy è di buon livello e incoraggiante.) Questo è certamente un cambiamento di prospettiva rispetto al commento scritto in margine al libro. Il commento è utile a me ma inaccessibile agli altri nella mia biblioteca privata; accessibile ma vandalistico nelle biblioteche pubbliche, e comunque non indicizzabile. Ma c’è un cambiamento importante anche rispetto al sistema di commenti che si inseguono sui forum o nei blog – che o fanno della pagina qualcosa d’altro da quello che è, o non sono direttamente legati a una pagina, anche se tramite link e un motore di ricerca si possono ricostruire a posteriori le trame del commento. Le potenzialità sono immense: un buon commentatore potrebbe ottenere uno status tale da far sì che si desideri seguire i suoi commenti in giro per la rete. La qualità dei commenti potrebbe venir utilizzata per valutare una pagina. I commenti possono accumularsi su una pagina (senza invaderla) ed essere di aiuto al suo autore. In definitiva il commento viene riportato nel luogo, la pagina, cui appartiene per natura, in cui è utile leggerlo, e al cui destino contribuisce. L’essenza della trasmissione del sapere è nel commento, che mostra che cosa viene digerito, che cosa deve restare, e che cosa è lecito sfrondare. Naturalmente, l’uso pubblico del commento rende lo strumento interessante anche se potenzialmente a doppio taglio. Come sempre in casi simili, distinguere contributi interessanti da contributi banali o distraenti può non essere facile, come mostra lo spam nelle e-mail e nei blog; certo l’iscrizione a una rete sociale permette di ostracizzare chi produce interventi desiderati, e questo a sua volta crea interessanti problemi filosofici.
In fin dei conti: pagine web, forum e blog erano concepiti sul modello delle vetrine, vagamente reminiscenti dello schermo televisivo. Le annotazioni fanno di ogni pagina una piazza (o un’Agorà se preferite).
Il tipo di “servizio” al lettore offerto da Reframeit costituisce un esempio delle potenzialità del Web 2.0 nell’organizzazione delle interazioni in vari ambiti del discorso pubblico, ma in particolare in quello scientifico e politico. Lo studio di “servizi” simili è un settore caldo nello sviluppo del Web sociale – per esempio, il consorzio LiquidPublications di cui fa parte l’istituto dello scrivente lavora a un progetto di “liquefazione” dei contenuti scientifici che ripensi da cima a fondo il processo di produzione, diffusione e valutazione della conoscenza quando tutte le componenti del processo sono idealmente disponibili in rete, anche quelle che sinora facevano parte di una sfera privata. L’idea di fondo è che la rete fa semplicemente esplodere la componente sociale nella costruzione del sapere; una componente che era già presente, ma non veniva rivelata dal modo in cui il sapere è reso pubblico.