La leggerezza sta diventando un valore

October 31st, 2009 § 0 comments § permalink

Esistono da alcuni anni delle classifiche sulla “civiltà” delle automobili, che oltre a sicurezza attiva e passiva ed emissioni utilizzano parametri come l’aggressività (un semplice prodotto del peso dell’auto per la sua velocità massima: il parametro premia auto leggere e che non vanno a velocità stratosferiche; si noti che appena al di sotto della prevedibile Smart, vari modelli di Grande Punto fanno ottima figura). La leggerezza sta diventando un valore. Ma non solo per via della sicurezza. L’IEA (International Energy Agency) ha pubblicato un importante rapporto su trasporti, energia e cambiamento climatico. L’analisi identifica opportunità e strategie che consentano un aumento della mobilità compatibile con le aspettative di crescita, ma capaci anche di contenere l’aumento della temperatura nei limiti degli scenari più moderati dell’IPCC (2o C). La riduzione delle emissioni di gas serra richiede una progressiva sostituzione del petrolio, rimpiazzato da una combinazione di biocombustibili di nuova generazione (specie nel trasporto aereo ed in quello delle merci), elettricità prodotta da fonti a basse emissioni di CO2 (essenziale in particolare nel settore automobilistico), ed – eventualmente – idrogeno. In questo contesto le auto elettriche ed ibride “plug-in” assumono un ruolo fondamentale dopo il 2020, guadagnando la quota principale del mercato. Se i veicoli a idrogeno e la produzione di idrogeno a basse emissioni di gas serra non dovessero emergere, l’Agenzia considera che l’elettrificazione dei veicoli avrebbe un ruolo ancora maggiore.

IEA rapport

L’aumento dell’efficienza dei veicoli convenzionali è considerato indispensabile, oltre che accessibile a basso costo, specie nei prossimi dieci anni. Tuttavia, lo sfruttamento delle tecnologie per limitare i consumi richiede un netto cambiamento di rotta rispetto all’aumento di potenza e peso che ha caratterizzato il mercato automobilistico negli ultimi trent’anni, nonostante la volatilità dei prezzi del petrolio. Questo cambiamento prelude allo sviluppo di mezzi di trasporto individuale più leggeri, adatti all’aumento dell’uso di elettricità nei veicoli. Possiamo continuare a circolare in auto: ma le auto devono diventare significativamente più leggere.

International Energy Agency, “Transport, Energy and CO2: Moving Toward Sustainability“.

http://www.voiturecitoyenne.fr/index.php

Lezioni africane

October 30th, 2009 § 0 comments § permalink

Math on Mxit:  the medium is the message, Laurie Butgereit, Meraka Institute, CSIR

Diamo un’occhiata al seguente dialogo:

(15:37:58) Smartie: Ciao calcoli l’area di un trngl usando ‘base x altezza / 2′
(15:39:30) dr.math: giusto, piacere rivederti
(15:41:42) Smartie: Grz. E come trovi il perimetro
(15:42:33) dr.math: lato + lato + lato
(15:43:06) Smartie: OK, Grz.
(15:43:57) dr.math: ciao

Anche i più feroci detrattori dell’sms (corruttore di linguaggi, distruttore di ortografie, agente virale di distrazione delle giovani menti!) riconosceranno che c’è qualcosa di interessante in questo scambio tra il Dr. Math e (pseudonimo) Smartie. La compattezza del linguaggio matematico si presta alla comunicazione stringata sul telefonino. Forse non si va troppo lontano, mancano le figure (ma ci sono ragioni di pensare che le figure non siano così essenziali alla comprensione matematica), ma certamente un enorme numero di espressioni algebriche (2y+3=5, y=?) si prestano all’essemmessizzazione. Ma chi sono Smartie e il Dr. Math? Il primo è un allievo di una scuola sudafricana; il secondo è uno studente dell’Università di Pretoria che grazie alla sua partecipazione a questo progetto educativo ottiene un certo numero di crediti. Il progetto, sviluppato da Laurie Butgereit del Meraka Institute consiste nell’offrire assistenza (pomeridiana, quando gli studenti non sono in classe) per problemi di matematica della scuola secondaria fino alla trigonometria. In realtà non vengono usati gli sms, troppo cari, ma un sistema di messaggeria istantanea, Mxit, che permette di inviare messaggi a costi infimi. La messaggeria è stata scelta perché molto popolare presso gli studenti, in realtà fin troppo per via dei costi bassi, al punto da suscitare proteste e sequestri dei telefonini da parte dei genitori. L’idea della Butgereit è stata quella di dirottare a fini buoni questa popolarità. Il servizio ha riscosso un notevole successo di pubblico e nonostante non vi siano ancora studi quantitativi sul miglioramento dei risultati scolastici alcuni indizi fanno pensare che venga giudicato utile dagli studenti. Si tratta di un progetto ben congegnato. Le difficoltà di un rapporto diretto a distanza tra un adulto e un adolescente sono affrontate richiedendo ai docenti di sottoscrivere una carta etica, e mantenendo una registrazione di tutti i messaggi.

Mi piacerebbe parlare qui di due vere e proprie lezioni africane. Si tratta in primo luogo di un esempio del modo in cui l’educazione può venir ripensata in modo efficace a partire dal cambiamento tecnologico. È un esempio che si contrappone nella sua semplicità e praticità a un approccio messianico alla tecnologia, l’attesa di un computer quasi magico, di un’applicazione killer che sostituirà il maestro o lo “aumenterà”. C’è un enorme spazio creativo tutto da occupare per riprogettare i processi educativi a partire da micro-interazioni a bassa tecnologia e con interfacce minimaliste come quella degli sms. In secondo luogo, qualcuno ha pensato di offrire crediti agli studenti delle facoltà scientifiche per un modulo in vien loro richiesto di trasmettere conoscenze tecniche alla collettività? Per un paese come il nostro che soffre di un calo delle vocazioni scientifiche, non potrebbe trattarsi di un primo, utile passo?

http://researchspace.csir.co.za/dspace/bitstream/10204/1785/1/Butgereit1_2007.pdf

http://blogs.up.ac.za/jcp2008/index.php/maths-on-mxit-van-der-westhuizen/

Clickstream

October 27th, 2009 § 0 comments § permalink

Bollen J, Van de Sompel H, Hagberg A, Bettencourt L, Chute R, et al. (2009) Clickstream Data Yields High-Resolution Maps of Science. PLoS ONE 4(3):e4803 (link)

Che le facoltà universitarie siano in qualche modo in competizione è noto; ma si tratta di una competizione per così dire orizzontale, tra università situate in luoghi diversi; che vi siano invece conflitti tra le facoltà, come scrisse Kant, è parte della vita accademica e riguarda soprattutto il tipo di materie insegnate. Il problema diventa urgente per i governi che devono assegnare fondi e non avendone di illimitati si vedono costretti a introdurre delle gerarchie: dev’essere privilegiata medicina, o fisica, o lettere? Ci baseremo sul numero di citazioni, o su quello che riteniamo conforme a un ideale educativo?

Ma che cosa è una disciplina scientifica, e cosa quel raggruppamento di discipline che coabitano in una stessa facoltà? Molte inerzie storiche determinano il perimetro dei recinti, colpi di mano normativi li ridisegnano: ma perché non guardare a come gli utenti della scienza si muovono nel campo del sapere e partire da lì per disegnare una mappa? Lo studio dei clickstream, ovvero di come, quanto e dove cliccano gli utenti, permette di creare una mappa delle interazioni tra i giornali accademici (Lo studio del clickstream fornisce secondo gli autori dati migliori di quello delle citazioni, perché le citazioni sono estremamente sbilanciate a favore dei settori delle scienze dure.)

Un articolo di Johan Bollen e colleghi ha studiato un miliardo di click su quattro grandi portali (Web of Science, Scopus, JSTOR, Ingenta) e due istituzioni (l’Università Statale della California e l’Università del Texas), relative a quasi centomila riviste. L’unità di indagine sono le riviste scientifiche, che tipicamente definiscono le più piccole unità disciplinari: Studia Leibnitiana, Precambrian Research; o i loro raggruppamenti: Nature, Cognition). I click vengono registrati dai portali per ogni singolo utente e resi disponibili in forma aggregata per studi statistici (a volte, non si sa mai bene quando, i diari dei click sono anche ceduti a agenzie commerciali e di marketing, per esempio per raccomandare un prodotto: “chi ha comprato il libro X ha anche comprato i libri Y e Z; ma questa è un’altra storia.) Solo i click che esprimono un effettivo interesse, ovvero richieste di articoli o di riassunti, sono stati presi in considerazione. Tra questi sono stati ulteriormente selezionati solo i click che riguardano la navigazione da un giornale all’altro. Scremando ancora, si arriva a una mappa dei 2307 giornali tra cui vengono scambiati più click.

Il risultato è una mappa che visualizza le reciproche posizioni tra riviste, e quindi tra discipline. È uno sferoide, con un nucleo formato da una costellazione di riviste di scienze umane, e una superficie esterna che contiene il resto dello scibile; ci sono molti raggi che collegano il centro alla periferia. Il che significa che le scienze umane hanno una qualche centralità, che nessuna delle scienze dure sembra avere; sono una specie di connettivo interdisciplinare. Alcuni comportamenti di consultazione stupiscono, o forse no: chi si occupa di musica non va (o va poco) a consultare riviste di acustica. Lo studio del cervello non forma un gruppo unitario ma molto sparso, canonizzato in discipline antiche (neurologia e psicologia) collegate da discipline moderne (scienze cognitive). Filosofia e religione sono prossime al centro della sfera. Chimica e medicina si parlano da lontano. Ci sono molte mappe dello scibile in circolazione, dalle classificazioni bibliotecarie ai raggruppamenti disciplinari, e vale la pena confrontarle con mappe come questa che, come detto, riflettono comportamenti effettivi, sono costruite dal basso.

Qual è la validità di questo metodo? In un articolo recente Riccardo Chiaberge ha mostrato alcuni dei limiti dell’accuratezza di Google. Non bisogna però dimenticare che gli algoritmi di Google, come i clikcstream, sono euristiche, e come tali altamente fallibili. Il punto non è di trovare un sistema infallibile, ma un sistema che sbagli meno degli altri. È comunque sempre possibile seguire il consiglio di Harry Potter, “se hai un dubbio, vai in biblioteca”.

Where am I?

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