Shadowes

December 12th, 2007

Linda ha avuto un passato turbolento di attivista politica, ma ha messo la testa a posto. È più probabile che oggi sia una cassiera in un supermercato, o che oltre ad essere cassiera faccia anche un’attività sociale la sera? Se pensate che la seconda situazione sia più probabile, siete come la maggioranza delle persone. Un tipico errore umano è il considerare una congiunzione di eventi indipendenti più probabile di ciascuno degli eventi preso singolarmente. Gli umani sono ragionatori abbastanza incerti quando si tratta di valutare intuitivamente le probabilità, e il calcolo delle probabilità è un’acquisizione storicamente recente. Perché?
Una spiegazione è stata proposta dagli psicologi evoluzionisti. Si può osservare un evento singolo, come il lancio di un dado, ma non se ne può osservare la probabilità: non si “vede” che il due ha 1/6 di probabilità di uscire se non si osserva una serie di lanci abbastanza lunga. Se si accetta un principio di base della psicologia evoluzionista, stando al quale non si possono evolvere dei meccanismi cognitivi che ragionino su delle informazioni che non si possono osservare (così come l’evoluzione non può produrre un sistema visivo in un ambiente privo di luce), si dovrebbe concludere (come hanno fatto Steven Pinker e gli psicologi Tooby e Cosmides) che la mente umana sia completamente cieca alle probabilità.
Il lavoro recente di Ernö Téglas con Luca Bonatti, Vittorio Girotto e Michel Gonzalez, pubblicato su PNAS) mette in crisi questo argomento. I bambini di 12 mesi sono in grado di predire accuratamente il risultato probabile di un’estrazione del lotto semplificata, senza dover osservare una serie di estrazioni. Posti davanti a un’urna trasparente in cui si vedono tre oggetti gialli e uno blu, sono sorpresi se ne viene estratto l’oggetto blu e non lo sono se ne viene estratto uno giallo. In un altro esperimento i bambini sono sorpresi se una pallina, dopo aver girovagato in una stanza che ha tre porte su un lato e una sola sull’altro, esce dal lato con la porta singola. In entrambi i casi i bambini vedono la situazione in questione per la prima volta, e sono quindi di fronte all’evento singolo la cui probabilità sembra non esser, per principio, osservabile. Dato che non hanno avuto modo di raccogliere e analizzare statistiche su questo tipo di eventi (non giocano ancora al lotto, e non hanno seguito corsi di calcolo delle probabilità e di statistica), devono avere un qualche tipo di intuizione innata sulle probabilità degli eventi singoli. Si noti che queste intuizioni riguardano situazioni in cui ci sono pochi oggetti (quattro palline, o quattro buchi), il che ben si accorda con il fatto documentato da tempo che i piccini sono in grado di paragonare tra loro delle piccole quantità, e vedere per esempio che tre è più grande di uno.
Non è questo esperimento a rendere obsoleto tutto il programma della psicologia evoluzionistica: il programma stesso è ampio e articolato, e fa molte predizioni interessanti al di là della questione delle intuizioni probabilità. È piuttosto un certo approccio alle intuizioni di probabilità che dev’essere riconsiderato. La semplice esposizione alle frequenze degli eventi non fa di noi migliori ragionatori, e non è cercando di giustificare la teoria delle intuizioni frequentiste con il ricorso a una spiegazione evoluzionistica che la si rende più solida.

http://www.pnas.org/cgi/content/abstract/104/48/19156

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